15 Settembre 2014

Basta la Cil se il tecnico certifica i lavori in casa a volumi costanti. Permessi di costruire in deroga


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È in vigore il decreto legge 133/14, dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale
212/14: l’ormai famoso Sblocca Italia contiene misure urgenti per l’apertura dei
cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la
semplificazione burocratica, l’emergenza del dissesto idrogeologico e per la
ripresa delle attività produttive.
Cubature intonse
Tra le misure di maggiore impatto c’è il pacchetto sull’edilizia residenziale
ribattezzato “Padroni in casa propria” dal ministero delle Infrastrutture (per gli altri interventi cfr. “Per
ristrutturare casa basta la comunicazione al Comune” e Giù il tramezzo con la Scia. Sgravi a chi compra
case e le fitta a canone concordato. Appalti, il ddl”, pubblicati il primo e l’8 settembre). Vale la pena di fare il
punto delle novità. Rientrano ora nella manutenzione straordinaria i lavori in casa o in capannoni industriali che
modificano le superfici interne ma non la volumetria complessiva dell’immobile: risulta adesso sufficiente la Cil,
la comunicazione di inizio lavori introdotta nel 2010, dichiarazione di un tecnico abilitato che certifica come non
s’intervenga sulle parti strutturali. Insomma meno documenti e costi per il cittadino: non serve infatti il progetto
e si evita di pagare oneri all’amministrazione laddove la comunicazione è valida anche ai fini catastali ed è il
Comune a inoltrarla all’Agenzia del territorio. In precedenza serviva sì la Cil, ma con i dati identificativi
dell’impresa che eseguiva i lavori, più la relazione tecnica asseverata da un tecnico abilitato, il progetto della
ristrutturazione e la presentazione degli atti di aggiornamento catastale a carico del committente l’opera.
Tempi e costi
Via alle semplificazioni per frazionare gli appartamenti o accorpare i locali. Oggi anche questa operazione è
classificata come manutenzione straordinaria e può essere realizzata con la mera Cil, senza dunque permesso
di costruire: i contributi da versare sono quelli per gli oneri di urbanizzazione. In precedenza l’operazione era
classificata come ristrutturazione edilizia e richiedeva la concessione del permesso di costruire (da 90 a 150
giorni) e il pagamento del contributo di costruzione. Insomma: sono «drasticamente accorciati i tempi e i costi»,
secondo il Ministero. I vincoli risultano eliminati anche per i negozi.
Destinazione in deroga
C’è poi la partita dei permessi di costruire in deroga, che ora sono rilasciati per interventi di ristrutturazione
edilizia e di ristrutturazione urbanistica attuati anche in aree industriali dismesse, nel rispetto delle disposizioni
contenute nel codice dei beni culturali e del paesaggio e delle altre normative di settore; ammessa la richiesta
anche in deroga alle destinazioni d’uso, ma serve la deliberazione del Consiglio comunale che attesta
l’interesse pubblico. I termini dell’istruttoria sono raddoppiati nei soli casi di progetti particolarmente complessi
(mentre prima lo erano i tutti i Comuni sopra i 100 mila abitanti). Lo stesso titolo abilitativo, in precedenza, era
rilasciato soltanto per edifici e impianti pubblici o di interesse pubblico, sempre dopo la delibera del Consiglio
comunale, ma la deroga poteva riguardare unicamente i limiti di densità edilizia, di altezza e di distanza tra i
fabbricati.
Agevolazioni e condizioni
Corposo il capitolo del provvedimento per incrementare le locazioni immobiliari. Chi acquista un alloggio e lo
mette in affitto a canone concordato per otto anni potrà godere di una deduzione sull’imponibile Irpef pari al 20
per cento del prezzo di acquisto dell’immobile fino a un massimo di spesa di 300 mila euro. Lo sgravio è
riservato a persone fisiche che non esercitano attività commerciale e a cooperative e vale dal primo gennaio
2014 al 31 dicembre 2017. Il beneficio, nell’ipotesi massima 60 mila euro, è ripartito negli otto anni del contratto
di affitto (7.500 euro l’anno). L’agevolazione è riconosciuta anche per l’acquisto di un secondo immobile da
destinare alla locazione, fermo restando il limite complessivo di 300 mila euro, ed è riconosciuta anche per chi
costruisce un immobile su terreno edificabile già di sua proprietà prima dell’inizio dei lavori.
Il vantaggio fiscale si può ottenere a condizione che:15/9/2014 Cassazione.net – Pagina stampabile
http://www.cassazione.net/print_page.php?id=17774 2/2
non sussistano rapporti di parentela entro il primo grado tra locatore e locatario;
l’unità immobiliare non sia localizzata nelle zone omogenee classificate E (zone agricole);
i locasi siano a destinazione residenziale, accatastati nel gruppo A, ad eccezione delle categorie A/1, A/8 o A/9;
l’immobile consegua prestazioni energetiche certificate in classe A o B.
Benefici estesi
Infine, sono estesi a tutti i contratti di affitto i benefici fiscali già previsti dal decreto casa ma limitati finora
all’edilizia sociale. Le convenzioni che disciplinano le locazioni di alloggio possono prevedere che l’inquilino
abbia la facoltà di riscattare l’unità immobiliare, trascorsi almeno sette anni dalla stipula del contratto di
locazione. Chi acquista ha due vantaggi: gli effetti fiscali della compravendita, scattano al momento del riscatto
e non all’inizio del contratto di locazione, e ciò sia per chi vende sia per chi acquista; l’acquirente guadagna
sette anni di tempo per il reperimento del fabbisogno finanziario residuo per comprare l’alloggio