28 Aprile 2014

Basta la maggioranza qualificata per far rientrare nelle tabelle millesimali l’immobile non conteggiato


Cassazione Tabelle Millesimali

 Non serve l’unanimità dei condomini per modificare le tabelle millesimali in modo da ricomprendervi anche l’immobile rimasto in precedenza escluso: l’atto di revisione, così come quello di approvazione, adottato dall’assemblea non ha natura negoziale. È quanto emerge dalla sentenza 9232/14, pubblicata il 23 aprile dalla seconda sezione civile della Cassazione, che interviene su di una vicenda anteriore alla riforma.

Verbale valido
Niente da fare per il proprietario dell’immobile a piano terra, in origine non considerato nelle tabelle millesimali, anche perché rientra solo per metà nell’edificio principale. È il costruttore del fabbricato, originario proprietario di tutti gli immobili dell’edificio, a predisporre le tabelle millesimali, approvate da tutti gli acquirenti: nel vecchio calcolo i locali “incriminati” risultano esclusi perché gravati da numerose servitù. È l’assemblea condominiale a riparare in seguito, ma senza il consenso unanime dei proprietari esclusivi. E in effetti non ha senso da parte del proprietario dell’immobile pretermesso eccepire che il verbale della relativa assemblea sarebbe nullo e inefficace perché mancherebbero tabelle validamente approvate dall’origine e dunque servirebbe l’unanimità: in realtà basta la maggioranza degli intervenuti e almeno metà del valore del fabbricato, vale a dire la maggioranza qualificata di cui al secondo comma dell’articolo 1136 Cc. E ciò perché anche alla modifica delle tabelle, oltre che all’atto di adozione, non può comunque attribuirsi natura negoziale. Per il resto la ctu conferma che il calcolo dei millesimi rispecchia le proporzioni fra le proprietà esclusive. Spese compensate perché a mettere la parola fine sui diversi orientamenti giurisprudenziali sono intervenute solo in corso di causa le Sezioni unite civili.