25 Marzo 2014

Compie reato chi di notte dà fastidio ai condomini perché non riesce a tenere a bada i bambini


14.03.25 Cassazione Compie reato chi di notte da fastidio ai condomini perchè non riesce a tenere a bada i bambini

Inutile dare la colpa alla bambina «sonnambula», se i vicini restano svegli tutta la notte per i rumori che provengono dall’appartamento “incriminato”. Il reato di disturbo alla quiete pubblica ha natura di contravvenzione e, dunque, si configura anche per condotte colpose, come nel caso del genitore che non riesce a tenere a bada i figli minori negli orari di riposo. È quanto emerge dalla sentenza 12939/14, pubblicata dalla prima sezione penale della Cassazione.

Coscienza e volontà
Non sfugge ai due mesi di arresto inflitti dal giudice la donna abituata a fare i propri comodi in casa: ben tre testimoni, oltre la famiglia che l’ha denunciata ai carabinieri, confermano il frastuono che, specie di notte, proviene dalla casa dell’imputata; rumori forti sul pavimento, colpi sordi sulle pareti, mobili spostati e nel silenzio delle ore antelucane perfino la tavoletta del water sbattuta può sentirsi negli altri appartamenti. È vero: il reato ex articolo 659 Cp è integrato soltanto quando il disturbo alle quiete risulta avvertito da una pluralità indistinta di persone e non unicamente dai vicini: diversamente si configura soltanto un illecito civile e il condomino che non ne può più delle notte insonni deve fare causa solo per il risarcimento danni. Nella specie, però, è diverso: l’imputata rimane insensibile ai richiami dei carabinieri piombati in casa dopo le telefonate dei vicini, e ciò anche dopo che il marito è costretto a cambiare casa (peraltro causa arresti domiciliari). Lettera morta rimangono anche i moniti dell’amministratore condominiale, secondo cui un po’ tutti si lamentano che il palazzo è invivibile. Insomma: resta confermata la valutazione dei giudici del merito secondo cui la condotta dell’imputata risulta caratterizzata non soltanto dalla consapevolezza ma dall’insistita volontà di arrecare deliberatamente «noia, disturbo e fastidio» agli altri residenti. Non resta che pagare le spese di giudizio e mille euro alla cassa delle ammende.