2 Giugno 2014

Conflitto d’interessi da verificare per chi vota la delibera che gli dà in fitto un bene condominiale


14.05.27 Cassazione Conflitto d’interessi da verificare per chi vota la delibera che gli da in fitto un bene condominiale

Non è affatto detto che si trovi in un conflitto di interessi tale da far annullare la delibera condominiale il proprietario esclusivo che partecipa alla votazione, esprimendosi guarda caso a favore, dell’atto con cui l’ente di gestione gli concede in affitto beni di proprietà comune: lo stop alla decisione, infatti, può scattare soltanto se si accerta che vi sia una sicura divergenza fra le ragioni personali del singolo e l’interesse istituzionale di cui è portatore il condominio. Lo precisa l’ordinanza 12018/14, pubblicata il 28 maggio dalla sesta sezione civile della Cassazione.

Astratto e concreto
Sono fondate le tesi del condominio-vip della Capitale, nonostante la Corte d’appello abbia annullato il voto espresso dal singolo condomino conduttore della superficie condominiale, facendo così venire meno il quorum per la decisione. E ciò anche perché, sostiene l’ente di gestione, la locazione che ha natura onerosa farebbe rientrare la fattispecie “incriminata” nel concetto di innovazione della cosa comune, diretta al maggior rendimento del bene stesso, prevista dalla norma di cui all’articolo 1120 Cc. Ma trova ingresso soprattutto la censura del condominio secondo cui non si può ritenere sufficiente una valutazione generica e astratta del conflitto di interessi in cui versa il singolo condomino quando partecipa alla votazione della delibera che lo riguarda in prima persona, esprimendosi per l’approvazione. La Corte d’appello sbaglia perché non considera le caratteristiche che deve rivestire l’interesse del singolo condomino che partecipa alla delibera assembleare affinché possa essere ritenuto in contrasto con l’interesse comune: non è infatti sufficiente che il conflitto di interessi sia dedotto in astratto ma, osservano gli “ermellini”, risulta necessario che il contrasto sia dimostrato in concreto. Nella specie manca del tutto la descrizione delle caratteristiche della cosa comune. Senza dimenticare l’uso pregresso che il proprietario esclusivo risulta aver fatto del bene di proprietà comune: non si può dunque cogliere del tutto l’incidenza che potrebbe avere il diritto riconosciuto al singolo condomino dalla delibera impugnata. Si tratta di questioni che, dunque, vengono prima della decisività del voto da parte del proprietario esclusivo. Causa rinviata a nuovo ruolo.