3 Gennaio 2014

Guida alla service tax «una e trina»: così Iuc, Tasi e Tari, dalla base imponibile alle modalità di pagamento


14.01.03 Guida alla Service Tax

Dal primo gennaio è entrata in vigore l’imposta unica comunale: da Confedilizia arriva un vero e proprio vademecum per orientarsi negli adempimenti previsti dal nuovo tributo (cfr. in allegato lo schema elaborato dall’ufficio studi dell’associazione dei proprietari immobiliari). Risulta intanto fissato a venerdì 24 gennaio il pagamento della “mini-Imu” sulla prima casa per chi risiede nei Comuni che nel 2013 hanno innalzato l’aliquota rispetto a quella statale di base; alla stessa data scadrà il termine per il versamento della maggiorazione standard Tares (ormai abrogata), pari a 0,30 euro per metro quadrato, a copertura dei costi relativi ai servizi indivisibili dei Comuni.

Due facce
La Iuc ha due componenti, una patrimoniale e l’altra relativa ai servizi: la prima è l’Imu vera e propria, dovuta dal possessore di immobili ma esclusa per le abitazioni principali (tranne quelle di lusso); la seconda si articola a sua volta in Tasi e Tari: il tributo per i servizi indivisibili offerta dal Comune – come ad esempio la manutenzione e l’illuminazione delle strade – è a carico sia del possessore sia dell’utilizzatore dell’immobile; la tassa sui rifiuti risulta destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento e resta a carico dell’utilizzatore dell’immobile.

Chi paga e chi no
I soggetti passivi dell’Imu sono i proprietari dei cespiti e i titolari di diritti reali come usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie. Gli immobili interessati sono: fabbricati, terreni, aree fabbricabili, a qualsiasi uso destinati, compresi quelli strumentali o alla cui produzione o scambio è diretta l’attività dell’impresa. L’imposta non si applica al possesso dell’abitazione principale e relative pertinenze (queste ultime solo se appartenenti alle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, nella misura massima di un’unità per ciascuna delle categorie indicate, anche se iscritte al catasto unitamente all’unità ad uso abitativo). Il versamento del tributo risulta invece necessario per gli immobili classificati nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, vale a dire abitazioni signorili, ville e palazzi di pregio.

Calcolo e versamento
La base imponibile del tributo è data dalla rendita catastale dell’immobile, rivalutata del 5 per cento e moltiplicata indici che cambiano a seconda della natura del cespite; si tratta in particolare di: 160 per i fabbricati del gruppo catastale A (esclusi gli A/10) e delle categorie catastali C/2, C/6 e C/7; 140 per i fabbricati del gruppo catastale B e delle categorie catastali C/3, C/4 e C/5; 80 per i fabbricati della categoria catastale A/10 e D/5; 65 per i fabbricati del gruppo catastale D (esclusi i D/5); 55 per i fabbricati della categoria catastale C/1. L’aliquota di base è 7,6 per mille, che i Comuni possono aumentare o diminuire fino a 0,3 punti percentuali; la riduzione può arrivare fino al 4 per mille per gli immobili locati. Per l’abitazione principale e relative pertinenze l’aliquota è 4 per mille, che le amministrazioni possono aumentare o diminuire sino a 0,2 punti percentuali: la detrazione prevista risulta pari a 200 euro. I Comuni possono elevare la detrazione, fino a concorrenza dell’imposta dovuta. Quando e come si versa il tributo? In due rate di pari importo, il 16 giugno e il 16 dicembre, oppure in una sola soluzione nella prima data; il versamento può essere eseguito con modello F24 o con bollettino postale.

Standard e scostamenti
Intanto, per la mini-Imu, la base imponibile per la prima casa si determina rivalutando la rendita catastale del 5 per cento e moltiplicando per il coefficiente 160: all’importo ottenuto si dovranno aggiungere, da una parte, l’aliquota base al 4 per mille e, dall’altra, l’aliquota decisa dal Comune di residenza, considerando anche le detrazioni per la prima casa (200 euro) e per i figli conviventi sotto i ventisei anni (50 euro ciascuno); a questo punto si fa la differenza tra l’importo con l’aliquota Imu decisa al rialzo dal Comune e quello con l’aliquota base al 4 per mille: il contribuente ne paga il 40 per cento, il resto è a carico dello Stato.

Conduttori coobbligati

Passiamo a chi paga la Tasi: chiunque possegga o detenga a qualsiasi titolo fabbricati, compresa l’abitazione principale come definita ai fini Imu, aree scoperte o edificabili, a qualsiasi uso adibiti,

con esclusione delle aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali imponibili, non operative, e delle aree comuni condominiali ex articolo 1117 Cc che non sono detenute o occupate in via esclusiva. E i locali sono occupati da un soggetto diverso dal titolare del diritto reale sull’unità immobiliare, ad esempio il proprietario, quest’ultimo e l’occupante, come ad esempio il locatario o conduttore, sono titolari di un’autonoma obbligazione tributaria. La base imponibile è quella dell’Imu. L’aliquota di base è all’1 per mille e il Comune può ridurla a zero o intervenire diversamente, rispettando però un vincolo: la somma delle aliquote Tasi e Imu per ogni tipo di immobile non può superare al massimo consentito dalla legge statale per l’Imu al 31 dicembre 2013, fissata al 10,6 per mille e ad altre minori aliquote, in relazione alle diverse tipologie di cespite; per il 2014 l’aliquota massima non può eccedere il 2,5 per mille. Chi occupa l’immobile versa una quota della Tasi compresa fra il 10 e il 30 per cento dell’ammontare complessivo, nella misura stabilita dal Comune. Che decide anche sui pagamenti: pure in questo caso è consentito il versamento in un’unica soluzione il 16 giugno.

Chi inquina paga
Chiudiamo con la Tari. È soggetto obbligato chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani, con esclusione delle aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali tassabili, non operative, e delle aree comuni condominiali ex articolo 1117 Cc che non sono detenute o occupate in via esclusiva. Il Comune determina la tariffa in modo da coprire tutti i costi del servizio di gestione dei rifiuti urbani e nel rispetto del principio comunitario «chi inquina paga». Le tariffe per ogni categoria o sottocategoria omogenea sono determinate dal Comune moltiplicando il costo del servizio per unità di superficie imponibile accertata, previsto per l’anno successivo, per uno o più coefficienti di produttività quantitativa e qualitativa di rifiuti. Le modalità di versamento sono analoghe a quelle dalla Tasi. È fatta salva l’applicazione del tributo provinciale per l’ambiente di cui all’articolo 19 del D.lgs. 504/92. Il tributo provinciale, commisurato alla superficie dei locali ed aree assoggettabili ad imposizione, è applicato nella misura percentuale deliberata dalla Provincia sull’importo della Tari.