1 Dicembre 2011

Il condominio perde la causa, l’amministratore può impugnare. Ma poi serve la ratifica dell’assemblea


Contro la sentenza sfavorevole al condominio l’amministratore può ben proporre
impugnazione. Se però non ottiene in seguito che l’assemblea ratifichi il suo
operato, dovrà rassegnarsi all’inammissibilità del ricorso. È quanto emerge
dall’ordinanza 25348/11, pubblicata il 29 novembre 2011 dalla seconda sezione
civile della Cassazione.

Nulla osta
Per le controversie che
riguardano le parti comuni dell’edificio è possibile che l’amministratore venga
convenuto in giudizio. Ma in questo caso egli dovrà subito informare l’assemblea
della citazione e del provvedimento che va oltre i suoi poteri ai sensi
dell’articolo 1131 Cc, secondo e terzo comma. Altrettanto vale per la
legittimazione attiva: l’amministratore non ha bisogno di un preventivo
“mandato” per impugnare la pronuncia sfavorevole al condominio, tuttavia risulta
poi necessario che il “plenum” dei condomini ne approvi l’operato.

Autonomia vincente
Inammissibile, nella specie, il ricorso
presentato dall’amministratore del condominio soccombente nei giudizi di merito:
uno dei proprietari ha ottenuto di installare il riscaldamento autonomo nei
magazzini che possiede all’interno dell’edificio, superando le ostilità dei
vicini. La Suprema corte concede novanta giorni di tempo affinché
l’amministratore si procuri l’autorizzazione richiesta, ma il termine spira
senza che sia prodotta la ratifica da parte dell’assemblea. Non resta che pagare
le spese di giudizio.

11.11.29 Cassazione 25348 Appello con delibera di ratifica assemblea