6 Agosto 2012

Il condomino disabile può installare l’ascensore privato in cortile anche sotto le finestre del vicino


L’ascensore privato? Necessario all’abitabilità dell’appartamento per il proprietario disabile, al pari degli allacci di luce, gas e acqua. La legge anti-barriere architettoniche, infatti, deroga alle norme codicistiche in fatto di distanze legali e vedute e il vicino recalcitrante non può opporsi, a meno che l’impianto autorizzato dall’assemblea condominiale non impedisca l’uso comune del cortile in cui è installato. Lo stabilisce la sentenza 14096/12, pubblicata il 3 agosto dalla seconda sezione civile della Cassazione.
Interpretazione estensiva Accolto, contro le conclusioni del pm, il ricorso della condomina disabile. Che ha chiesto e ottenuto dall’assemblea l’installazione dell’impianto ai sensi della legge 13/1989, che tutela i portatori di handicap. Sbaglia la Corte d’appello quando sostiene che l’ascensore nella casa di un disabile non potrebbe paragonarsi all’allaccio dell’elettricità come condizione di vivibilità dell’appartamento: la giurisprudenza di legittimità, infatti, invita a interpretare la legge tenendo conto di una condizione abitativa «che rispetti l’evoluzione delle esigenze generali dei cittadini»; fermo restando che ci effettua i lavori deve fare di tutto per arrecare meno fastidi possibile ai vicini.
Questione pregiudiziale Altro errore del giudice di secondo grado: l’opera realizzata senza il rispetto delle norme in tema di distanze fra proprietà esclusive deve ritenersi comunque legittima se risultano osservati i limiti di cui all’articolo 1102 Cc, vale a dire il godimento dei beni comuni; non si può quindi bloccare l’ascensore perché è stato violato l’articolo 907 Cc, in tema di distanza delle costruzioni dalle vedute, senza prima verificare se il manufatto realizzato dalla condomina disabile danneggi o meno gli altri proprietari nell’uso della cosa comune: troppo frettolosa la motivazione che dà per scontata la violazione dell’articolo 1102 Cc sul mero rilievo che l’impianto è grande e quindi va da sé che determina una «menomazione apprezzabile» nell’utilizzo della corte dell’edificio. La donna portatrice di handicap, poi, ha dalla parte sua la ctu secondo cui la cabina non toglie aria alla casa battagliero vicino. Da rivedere anche le considerazioni negative sulla lesione al decoro architettonico del fabbricato attribuite all’impianto elevatore. La parola passa a un’altra sezione della Corte d’appello.

12.08.03 Cassazione -Abbattimento bariere architettoniche installazione ascensonre deroga distanza legali e vedute