4 Febbraio 2014

Il condomino non può bloccare i lavori antincendio, anche se dimezzano una parte di beni comuni


14.02.04 Cassazione Il condomino non può bloccare i lavori antincendio anche se dimezzano una parte dei beni comuni

Il singolo condomino non può opporsi ai lavori necessari per la prevenzione incendi nelle autorimesse anche se ciò dimezzerebbe una parte dell’area comune: insomma, basta che le modifiche mirino a potenziare o a rendere più comodo il godimento della cosa lasciando immutate la consistenza e la destinazione. E ancora: la preesistenza delle aperture esclude la costituzione di alcuna servitù. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza 343/2014, ha respinto il ricorso di un condomino contro la decisione della Corte d’appello di Genova che ha respinto l’impugnazione della delibera emessa dal condominio che, a maggioranza, aveva deciso la realizzazione di nuove aperture di aerazione nelle autorimesse sottostanti il campo da tennis condominiale.

Il fatto

Il proprietario di un appartamento nel complesso immobiliare ha denunciato che i condomini a maggioranza avevano deciso l’attuazione di nuove aperture di aerazione nelle autorimesse sotto l’area giardino, ricoperte da un bauletto a protezione della pioggia, con conseguente rimozione di tutta la siepe posta in loco. Per questo, chiedeva la nullità della delibera perché, a suo avviso, lesiva del diritto del condominio di servirsi della cosa comune nei limiti previsti dall’articolo 1102 Cc, oltre che l’eliminazione dell’area verde aveva comportato una limitazione dell’uso del campo da tennis, essendo quest’ultimo sottoposto all’immissione dei fumi provenienti dalle autorimesse.

La sesta sezione civile, in linea con la Corte genovese, ha ritenuto illegittima tale impugnazione osservando che i lavori di areazione rispondevano anche a esigenze del condominio, che aveva interesse ad adeguata areazione delle autorimesse in caso di incendio, l’utilizzo dei beni comuni non aveva subito alcun mutamento, attesa la ridotta portata degli interventi e che la preesistenza delle aperture escludeva la costituzione di alcuna servitù. Al riguardo, si legge in sentenza che «la verifica sulla preesistenza o meno di tali aperture cosi come l’incidenza dei lavori eseguiti ovvero la modifica e la compromissione dell’utilizzo e del godimento della cosa comune o ancora la lesione del decoro architettonico involgono accertamenti di fatto riservati al giudice di merito che è incensurabile in sede di legittimità se non per vizio di motivazione che nella specie non è stato neppure dedotto, dovendo in proposito chiarirsi che per innovazione in senso tecnico-giuridico deve intendersi non qualsiasi mutamento o modificazione della cosa comune, ma solamente quella modificazione materiale che ne alteri l’entità sostanziale o ne muti la destinazione originaria, mentre le modificazioni che mirano a potenziare o a rendere più comodo il godimento della cosa comune e ne lasciano immutate la consistenza e la destinazione». Inoltre, per quanto riguarda la censura della difesa circa l’illegittimità dell’amministratore a resistere alla lite, Piazza Cavour ha ricordato che l’amministratore del condominio è sempre legittimato a resistere contro l’impugnazione delle deliberazioni assunte dall’assemblea, tenuto conto che la legittimazione passiva non incontra limite alcuno nelle controversie riguardanti le parti comuni: il che è assorbente di ogni altra considerazione e quindi rende inutile la verifica circa l’ammissibilità, ex art. 372 Cpc, della produzione da parte resistente dell’autorizzazione o della ratifica dell’assemblea. Pertanto, il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato a quasi 3 mila euro di spese.