13 Maggio 2019

Il creditore non può chiedere soldi a chi è in regola con i pagamenti 


I condòmini non morosi (fidejussori) garantiscono il creditore solo dopo l’inutile escussione del patrimonio dei morosi. Così viene ribadito il principio della parziarietà delle obbligazioni in condominio, anche dopo la riforma portata dalla L. 220/2012, in quanto, in mancanza di una esplicita disposizione di legge l’obbligazione imputabile ai condòmini è e rimane divisibile, con la conseguenza che il creditore può procedere all’esecuzione nei confronti dei singoli condòmini, ma solo in relazione alla quota millesimale dagli stessi detenuta.
Tale assioma, nonostante sia stato messo in discussione a seguito dell’intervenuta riforma del condominio, rimane immutato, anzi viene rafforzato dal disposto dell’art. 63 disp. att. Cc, a mente del quale i creditori non possono agire nei confronti degli obbligati in regola con i pagamenti se non dopo l’escussione degli altri condòmini.
Da ciò si deduce che, esclusa la possibilità che il legislatore abbia in qualche modo voluto reintrodurre il principio solidaristico per le obbligazione condominiali, la norma contenuta nell’art. 63 disp. att. Cc, deve essere interpretata nel senso di ritenere i condòmini non morosi come garanti dei creditori.
In altri termini, gli stessi possono essere considerati alla stessa stregua dei fidejussori i quali sono tenuti a garantire il credito del terzo, in vece dei condòmini morosi, ma solo all’esito dell’infruttuosa escussione del patrimonio degli stessi, e sempre nei limiti delle rispettive quote millesimali.
Questi sono i principi incidentalmente espressi dalla Corte di Appello di Milano, nella sentenza pubblicata il 12 aprile 2019 , con la quale è stato dichiarato inammissibile l’appello avverso la sentenza del Tribunale di Monza, in funzione di Giudice dell’esecuzione.

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