26 Agosto 2014

Il datore paga il danno biologico al dipendente anche se il suo illecito aggrava una malattia preesistente


14.08.26 Il datore paga il danno biologico al dipendente anche il suo illecito aggrava una malattia preesistente

Non scampa al risarcimento del danno biologico il datore, benché l’illecito contestatogli non sia all’origine della patologia lamentata dal lavoratore, ma vada soltanto ad aggravare una malattia dovuta a cause estranee al servizio: l’aumento del dolore fisico patito dal danneggiato deve essere infatti considerata un’ulteriore menomazione dell’integrità psico-fisica dell’interessato. È quanto emerge dalla sentenza 18247/14, pubblicata il 26 agosto dalla terza sezione civile della Cassazione.

Rapporto diretto
Vita dura per la portiera che soffre d’artrosi se l’alloggio assegnatole dal proprietario dell’immobile è davvero troppo umido per le sue gambe, gravate da tanti anni di pulizia lungo le scale e i pianerottoli. Ma dopo una doppia sconfitta in sede di merito scatta la rivalsa grazie alla Suprema corte: ricorso accolto. Inutile per il datore eccepire di avere offerto alla dipendente un’altra casa e evidenziare che alla fine del rapporto di lavoro la ex portinaia abbia chiesto di prendere in affitto i locali, per quanto nocivi alla sua malattia: sbagliano infatti il Tribunale e la Corte d’appello a escludere la sussistenza del nesso causale a fini del risarcimento: in effetti il ctu si limita a stabilire che il microclima che si vive all’interno del seminterrato non può essere ritenuto la causa esclusiva della patologia che affligge la portiera, che nelle more è invecchiata: al massimo, scrive il perito, l’umidità dell’alloggio può avere svolto «un ruolo di aggravamento del sintomo dolore e sulle reazioni antalgiche». Ed è proprio qui che cadono in errore i giudici del merito: è vero, la malattia lamentata dalla dipendente ha un’eziologia diversa dalle cause di servizio e il dolore alle articolazioni sarebbe venuto fuori anche se alla lavoratrice fosse stato assegnato un alloggio «confortevole», come spiega il consulente tecnico d’ufficio; ma il punto è che la quota di invalidità da ricondursi all’umidità, aggiuntiva rispetto a quella che sarebbe derivata dalla sola patologia principale, si pone in diretto   rapporto causale con i fattori che hanno determinato l’aggravamento detto in soldoni: i giudici non possono prima aderire alle conclusioni del ctu e poi negare rilevanza risarcitoria alla menomazione dell’8 per cento accertata e quantificata dal perito. Parola al giudice del rinvio.