23 Luglio 2013

Il portiere che perde il posto deve lasciare la casa del condominio se non prova un patto ad hoc anche sulla parola


Addio casa per il portiere e i suoi familiari dopo la fine del rapporto di lavoro con il condominio. A meno che, dopo la morte del lavoratore, i suoi eredi non riescano a dimostrare, anche per mezzo di testimoni e presunzioni, che la detenzione dell’immobile sia proseguita in modo legittimo dopo la cessazione del rapporto; ad esempio in virtù di un accordo intervenuto con i residenti nell’edificio, secondo cui il portiere e la sua famiglia avrebbero continuato a svolgere piccoli servizi e incombenze quotidiane in favore dei condomini in cambio della permanenza dell’alloggio. Ma se non si raggiunge la prova dovuta, agli aventi causa del de cuius non resta che liberare l’immobile. Ancora: la vedova del portiere non ottiene il riconoscimento della qualifica di sostituto del marito scomparso se non dimostra di aver svolto di fatto le mansioni che – stavolta no – non si possono desumere per presunzioni del servizio quotidiano prestato all’epoca dal marito. È quanto emerge dalla sentenza 17589/13, pubblicata il 18 luglio dalla sezione lavoro della Cassazione.

Onere della prova
Devono rassegnarsi a perdere la casa nel quartiere “bene” della città la vedova e gli altri eredi che hanno conservato l’alloggio anche dopo il licenziamento del de cuius, per vent’anni portiere del condominio. La questione dell’immobile emerge a margine della causa di lavoro e il condominio chiede legittimamente – e infatti ottiene – la restituzione del bene dalla Corte d’appello. È vero, come dicono gli aventi causa del portiere, che l’onere della forma scritta nei contratti previsto dall’articolo 1350 Cc non riguarda il comodato immobiliare, anche quello che dura più di nove anni, che può ben essere provato per testi e presunzioni. Il punto è che il giudice di secondo grado non ha affatto evocato la forma scritta, ma ha semplicemente ritenuto non dimostrata l’esistenza di una pattuizione per la prosecuzione della detenzione dell’alloggio dopo la cessazione del rapporto di portierato: gli eredi sono venuti meno al loro onere di allegazione, oltre che probatorio. Altrettanto vale per la vedova, che non riesce a dimostrare le modalità temporali nella quali avrebbe fatto da “numero due” del portiere. Il condominio non vuole restituire la cauzione a suo tempo ottenuta per l’alloggio ma sul punto perde: spese di giudizio compensate.
allegato_11933-1374161050 Cassazione