6 Marzo 2012

L’acquirente non può obbligare il venditore a saldare anche i debiti condominiali relativi a esercizi di molti anni prima


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Il promettente acquirente non può imporre al venditore, in caso di trasferimento immobiliare, di saldare al momento della stipula tutti i debiti vantati dal condominio nei suoi confronti, anche se relativi alle gestioni di molti anni prima. L’obbligo, infatti, può riguardare solo quelli relativi agli ultimi due anni che precedono la data di acquisto, mentre per quanto concerne le pendenze relative agli esercizi precedenti la questione deve essere risolta tra venditore e condominio. Sono queste le conclusioni raggiunte dalla seconda sezione civile della Cassazione con la sentenza 2979 del 27 febbraio 2012 che ha accolto il ricorso della parte venditrice nei confronti degli acquirenti. Le parti avevano sottoscritto un preliminare di vendita nel quale era espressamente indicato che al momento del rogito il venditore doveva aver saldato interamente i debiti vantati dal condominio nei suoi confronti. Prima del rogito i venditori avevano appreso che il credito del condominio ammontava a quasi diecimila euro. Per questo motivo avevano comunicato al venditore di essere disposti a pagare questa cifra detraendola dal prezzo finale concordato. La venditrice ha contestato questa scelta sostenendo che il condominio vantava nei suoi confronti solo un credito di poche centinaia di euro e, di conseguenza, non si è presentata per la stipula del definitivo. Gli acquirenti si sono quindi rivolti al tribunale chiedendo la condanna al trasferimento del bene con detrazione dal prezzo della cifra da versare al condominio. I giudici hanno accolto la domanda che è stata confermata anche in appello. La Cassazione, su ricorso della venditrice, ha riformato la decisione stabilendo, al contrario, che la responsabilità solidale dell’acquirente per il pagamento dei contributi dovuti al condominio dal venditore è limitata al biennio precedente all’acquisto, trovando applicazione l’articolo 63 delle disposizioni di attuazione e non già l’articolo 1104 del codice civile, atteso che giusto il disposto dell’articolo 1139 del Cc, la disciplina dettata in tema di comunione si applica anche al condominio solamente in mancanza di norme che, come appunto, il citato articolo 63, specificamente lo regolano.