18 Luglio 2014

L’amministratore condominiale non può sollecitare le quote arretrate presso il datore di lavoro


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L’amministratore condominiale non può sollecitare gli arretrati delle quote presso il datore di lavoro dell’inadempiente: la richiesta di saldo delle rate, inoltrata a un account di posta elettronica accessibile anche ai colleghi dell’interessato, costituisce un trattamento illecito di dati riservati ai sensi del codice privacy. È quanto emerge da un provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali (qui disponibile come documenti correlati). Intanto, per gli inquilini che non ce la fanno a pagare l’affitto, è in vigore il decreto del ministero delle Infrastrutture a favore della morosità incolpevole: il contributo agli affittuari, che potrà arrivare fino a 8 mila euro, sarà finalizzato a recuperare un nuovo contratto concordato con il proprietario, utilizzarlo per deposito cauzionale o sanare la morosità (il dm è qui disponibile come documento correlato).

Titolare non esonerato
Il Garante ordina al titolare dello studio di amministrazioni condominiali di dar corso alle “diffide” di pagamento solo nel rispetto della riservatezza. Il sollecito, nella specie, è inviato su richiesta del proprietario dell’appartamento affittato al condomino moroso e viene spedito a un indirizzo email accessibile da chiunque sul posto di lavoro e riporta anche l’ammontare del debito: si tratta di un trattamento «lesivo della dignità della persona ed effettuato senza consenso del condomino, che non aveva autorizzato quel tipo di comunicazione». Il fatto che l’amministratore non fosse presente nello studio, di cui è titolare, quando è stata inviata il messaggio di posta elettronica non lo esonera dalla condotta tenuta dai suoi dipendenti né fa venir meno la sua qualità di “titolare del trattamento” e quindi la sua responsabilità per l’illecita comunicazione.