1 Agosto 2013

Lo stop all’officina per immissioni moleste non è confermabile in appello senza una nuova Ctu se sono stati effettuati interventi di adeguamento


Il giudice di secondo grado non può confermare, senza disporre una nuova Ctu, il blocco dell’attività di un’officina per le immissioni moleste ai condomini quando i titolari dell’impresa hanno effettuato rilevanti interventi di adeguamento della struttura. In questo caso, infatti, è necessario verificare l’efficacia dei lavori effettuati ed eventualmente disporre una sanzione meno afflittiva. Lo ha affermato la seconda sezione civile della Cassazione con la sentenza 18422/13 che ha accolto il ricorso dei titolari di un’officina condannati in primo grado a sospendere l’attività, ad adeguare le strutture e a risarcire i condomini del palazzo per intollerabilità delle immissioni.
La pronuncia interdittiva è stata confermata anche in appello.
Contro questa decisione la società titolare dell’officina ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che i giudici di appello, alla luce dei consistenti interventi eseguiti per adeguare la struttura, avrebbero dovuto decidere solo dopo aver rinnovato la consulenza tecnica richiesta espressamente dalla parte.
La Cassazione, nell’accogliere il ricorso, ha affermato che i giudici di appello hanno fornito una motivazione assolutamente non soddisfacente circa la non necessità della rinnovazione della consulenza. L’accertamento della tollerabilità o meno delle immissioni, infatti, inerisce non a un presupposto processuale, ma concerne una condizione dell’azione, verificabile, come tale, tenendo conto anche dei fatti sopravvenuti nelle more del giudizio.
Nel caso di specie le ragioni della richiesta di nuova consulenza non miravano a un controllo dell’operato del primo consulente o a una immotivata ripetizione dell’opera già svolta, ma nascevano da specifici fatti nuovi di portata imponente, quale sicuramente è l’esecuzione di costose opere volte all’abbattimento delle immissioni.
Ai fini di una corretta motivazione della condanna all’interruzione delle immissioni è, quindi, illogico un comando giudiziale interdittivo assunto sulla base di una consulenza non più corrispondente alla realtà dei fatti.
Ne consegue che è sempre dovere del giudice disporre nuova consulenza per verificare se alla luce di una nuova situazione, potenzialmente idonea a mutare significativamente gli elementi di giudizio, persistano le immissioni intollerabili.
Qualora infatti le immissioni siano venute meno, il giudice non può far luogo alla condanna alla cessazione di esse, ma deve provvedere a dar atto dell’inaridirsi, definitivo o parziale, della materia del contendere. Se, invece, le immissioni si sono solo ridotte sotto la soglia di tollerabilità può imporre altri accorgimenti ma non confermare la pronuncia interdittiva disposta in primo grado.
13.08.01 Cassazione Lo sto all’officina per immissione non confermabile in Appello senza nuova CTU se sono stati fatti interventi di adeguamento