25 Ottobre 2012

Mediazione, l’obbligatorietà del tentativo nella legge delega non c’era: aveva ragione il Tar Lazio


La mediaconciliazione è illegittima perché l’obbligatorietà non risulta prevista dalla legge delega da cui è scaturito il d.lgs. 28/2010. Lo rende noto la stessa Corte costituzionale con il consueto, stringato comunicato delle occasioni più importanti, emesso forse per stoppare le fughe in avanti già cominciate la notte scorsa, con una ridda di voci rivelatesi infondate (cfr. “Mediazione, voci sul rigetto della questione di legittimità. Il caso in Rete si sgonfia: «Bisogna aspettare la sentenza»”, e “Mediaconciliazione obbligatoria illegittima per eccesso di delega“  con il comunicato della Corte costituzionale in allegato, pubblicati entrambi stamane nella sezione Focus). E in effetti l’ordinanza di rimessione alla Consulta del Tar Lazio lo aveva sottolineato, sottolineando che non era possibile rinvenire alcun elemento che «consenta di ritenere che la regolazione della materia andasse effettuata nei sensi prescelti dalle prime tre previsioni dell’articolo 5 del d.lgs. 28/2010» (cfr. “Mediaconciliazione a rischio incostituzionalità: deciderà la Consulta sull’obbligatorietà”, pubblicato il 12 aprile 2011; l’ordinanza di rimessione è qui disponibile come documento collegato). Insomma: se l’articolo 60 della legge 60/09 puntava effettivamente ad ampliare il ricorso alla mediazione nelle controversie in ambito civile e commerciale, «nessuno dei criteri e principi direttivi previsti e nessuna altra disposizione – scriveva il giudice rimettente – configura l’istituto della mediazione quale fase pre-processuale obbligatoria». Né il decreto delegato poteva andare oltre, appellandosi alla discrezionalità. Converrà in ogni caso attendere il deposito della sentenza per una valutazione compiuta delle motivazioni.

Diritto non privatizzato Intanto, dopo la decisione dell’Alta corte salutata come un successo negli ambienti forensi, c’è già chi è pronto a salire sul carro del vincitore: «Mi sembra giusto ricordare che i due ricorsi al Tar Lazio sono stati proposti dalla nostra Uncc e dall’Oua», sottolinea a scanso di equivoci Renzo Menoni, confermato durante il week end alla guida delle Camere civili, evidenziando che la Consulta ha sostanzialmente accolto i rilievi. L’Unione nazionale delle camere civili, riferisce una nota, «è quindi fiduciosa che, dopo questa importante sentenza della Corte costituzionale, il Governo rinunci a rendere sempre più difficoltoso l’accesso alla Giustizia, frapponendo ostacoli, allungandone ulteriormente i tempi e aumentandone costantemente e gravemente i costi» (“«La media conciliazione obbligatoria? Incostituzionale. Ecco come lo dimostreremo alla Consulta»”, pubblicato il 17 gennaio). Ancora. «I fatti, ora, ci danno ragione su tutta la linea – esulta l’altro vincitore, il presidente dell’Organismo unitario dell’avvocatura: «L’obbligatorietà e i costi alti – osserva il leader dell’Oua – costituivano un meccanismo perverso che, oltre che limitare l’accesso alla giustizia, avviava un processo di privatizzazione di un diritto sancito dalla nostra Costituzione». E fra gli i veterani della guerra anti-mediazione obbligatoria ci sono anche l’Associazione degli avvocati romani di Fabrizio Bruni e “Agire e informare” di Mauro Vaglio, rispettivamente consigliere e presidente dell’Ordine forense capitolino (cfr. “Mediazione, udienza finita alla Consulta. Avvocati romani: «Fiduciosi nel verdetto di illegittimità»”, pubblicato il 23 ottobre nella sezione Focus). Il Cnf, dal canto suo, rende giustizia agli “antemarcia”: «Va dato ampio riconoscimento ai colleghi che per primi hanno individuato la strada del ricorso in sede giudiziaria», rileva una nota del Consiglio nazionale forense. Che rincara la dose sull’obbligatorietà bocciata dal giudice delle leggi: «Era una previsione anomala con riguardo alla natura propria di un istituto che risulta tanto più efficace quanto basato sulla reale volontà delle parti» (“«La mediaconciliazione? Incostituzionale»: trascrizione del verbale non consentita in caso di servitù”, pubblicato il 12 dicembre 2011).

Opzione incentivi E il ministro che dice? In attesa delle motivazioni, dice Paola Severino, «posso sottolineare che la valutazione di illegittimità costituzionale riguarda soltanto una parte della delega, quella relativa alla mediazione obbligata». Il guardasigilli, peraltro, ricorda come la bocciatura della Consulta riguardi in realtà «una delega prevista e introdotto dal precedente Governo». «Noi -aggiunge – con gli avvocati stavamo già ragionando sul tema della mediazione. Iniziava a funzionare, devo dire, ma secondo me gli istituti funzionano soprattutto attraverso la pratica. Rimane comunque la mediazione di carattere facoltativa -fa notare – vuol dire che punteremo molto sugli incentivi». Perché l’obiettivo è«formare la mentalità, la cultura, e formarla comunque attraverso il dialogo, come stiamo cercando di fare con le rappresentanze delle avvocature».