14 Aprile 2014

Metà pergolato, metà copertura: niente permesso di costruire per la «pergotenda» fissata al terrazzo


14.04.14 Consiglio di Stato Metà pergolato metà copertura niente permesso di costruire

Non ha bisogno del permesso di costruire la «pergotenda», una struttura con due pali appoggiati sul pavimento del terrazzo che funge da tenda: l’opera non è un intervento di ristrutturazione edilizia o cambio di destinazione d’uso da una categoria all’altra ma un mero intervento di natura manutentiva rientrante nell’attività edilizia libera. Lo ha sancito il Consiglio di Stato che, con la sentenza 1777 dell’11 aprile 2014, ha accolto il ricorso di una proprietaria di una appartamento contro il Tar Lazio che ha respinto il ricorso contro le determinazioni dirigenziali di Roma con le quali erano state ordinate la sospensione dei lavori e la demolizione con riguardo a una struttura in legno sul terrazzo dell’appartamento sito al piano terra.

Il caso
Tale struttura era costituita da due pali poggiati sul pavimento del terrazzo a livello e da quattro traverse con binario di scorrimento a telo in pvc ancorata al sovrastante balcone e munita di una copertura rigida di 4 metri quadrati a riparo del telo retraibile.
La Corte laziale ha ritenuto erroneo il giudizio del Tar che ha escluso che l’opera, per le sue dimensioni, per la grandezza dei pali, per essere ancorata al suolo e al balcone sovrastante e per avere anche un’ulteriore copertura a riparo del telo, potesse essere qualificata come «pergotenda» ai sensi della circolare di Roma Capitale n. 19137 del 9 marzo 2012 e rientrasse nell’attività edilizia libera, ma riteneva che la stessa, determinando una modifica dei prospetti e della sagoma, avrebbe richiesto il permesso di costruire.
La sesta sezione ha ribaltato il giudizio del Tar ritenendo fondato il ricorso della proprietaria osservando che non c’è stata nessuna violazione della circolare di Roma che definisce la «pergotenda» «quale manufatto rientrante nell’attività edilizia libera, come struttura di arredo, installata su pareti esterni dell’unità immobiliare di cui è a esclusivo servizio, costituito da struttura leggera e amovibilie, caratterizzata da elementi in metallo o in legno di esigua sezione, coperta da telo anche retrattile, stuoie in canna o bambù o materiale in pellicola trasparente, priva di opere murarie e di pareti chiuse di qualsiasi genere, costituita da elementi leggeri, assemblati tra loro, tali da rendere possibile la loro rimozione previo smontaggio e non demolizione» (insomma, il tutto in conformità  alle caratteristiche definite dalla circolare).
Dunque, i pali di sostegno della struttura al pavimento del terrazzo dell’appartamento (come riportato sul verbale della polizia e dalle foto) sono poggiati sul pavimento, e non pali ancorativi in modo fisso: ciò non configura né un aumento del volume e della superficie coperta, né la creazione o modificazione di un organismo edilizio, né l’alterazione del prospetto o della sagoma dell’edificio cui è connessa, in ragione della sua inidoneità a modificare la destinazione d’uso degli spazi esterni interessati, della sua facile e completa rimuovibilità, dell’assenza di tamponature verticale e della facile rimuovibilità della copertura orizzontale (addirittura retraibile a mezzo di motore elettrico). La stessa deve, invece, qualificarsi alla stregua di arredo esterno, di riparo e protezione, funzionale alla migliore fruizione temporanea dello spazio esterno all’appartamento cui accede, in quanto tale riconducibile agli interventi manutentivi non subordinati ad alcun titolo abilitativo ai sensi dell’art. 6, comma 1, Dpr 380/01. È in questo che ha sbagliato il Tar, qualificato l’opera in oggetto come intervento di «ristrutturazione edilizia e/o cambio di destinazione d’uso da una categoria all’altra», anziché come semplice intervento di natura manutentiva rientrante nell’attività edilizia libera. Pertanto, ricorso accolto.