29 Novembre 2013

Se l’intonaco non è a regola d’arte, la domanda di danni del condominio si estende al subappaltatore


13.11.28 Cassazione Lavori non a regola d’arte la domanda di danni del condominio si estende al subappaltatore

La domanda del condominio per la difettosa esecuzione dei lavori di pitturazione alla facciata dello stabile va estesa anche alla ditta subappaltatrice, qualora sia indicata come il vero legittimato ed unico responsabile del fatto dannoso. Lo afferma la Cassazione con la sentenza n. 26638 che ha depositato oggi la seconda sezione civile. Con la pronuncia la Cassazione accoglie il secondo motivo di ricorso di un condominio che aveva appaltato a una società dei lavori di pitturazione per la facciata dello stabile. Il tribunale di Genova dichiarava l’inadempimento della società appaltatrice per l’esecuzione difettosa dei lavori  e condannava l’impresa all’eliminazione dei vizi. Inoltre, decadeva il diritto di regresso ex articolo 1670 Cc nei confronti della terza società chiamata in causa. La sentenza del giudice di primo grado condannava l’impresa a rimborsare le spese processuali in favore del condominio. La corte d’appello riformava la sentenza di primo grado accogliendo l’istanza dell’appellata e rigettando le domande del condominio. Ad avviso del giudice di merito, il condominio non aveva esteso le domande nei confronti della terza chiamata in causa e che il difetto di responsabilità della prima impresa per i difetti dei lavori, «esonerava dall’esame della pretesa di “manleva”, avanzata da quest’ultima società nei confronti della terza chiamata». Contro questa decisione, propone ricorso per Cassazione il condominio. Gli Ermellini ritengono fondato il secondo motivo. La Corte di appello, con riferimento alla chiamata in causa della seconda società da parte dell’appaltatore, «si è limitata ad affermare che mai nel corso del giudizio il condominio aveva esteso le sue domande nei confronti della terza chiamata sicché difettava il presupposto per il loro eventuale accoglimento nei confronti della chiamata in causa».

La corte territoriale non ha tenuto conto del principio espresso dalla Cassazione secondo il quale «la domanda dell’attore si estende automaticamente al terzo chiamato dove questo sia indicato come il vero legittimato ed unico responsabile del fatto dannoso dedotto in citazione». In questo caso, la società appaltatrice chiedeva di essere assolta da ogni domanda «perché non passivamente legittimata e chiedeva, di conseguenza, che la seconda società fosse condannata a manlevarla e tenerla indenne dalle domande di controparte». È evidente, per la Corte suprema, che l’atto di chiamata fosse diretto ad attribuire al terzo la responsabilità della difettosa esecuzione delle opere e dei danni conseguenti. In virtù di questo principio, «il giudice di appello avrebbe potuto emettere direttamente, nei confronti del terzo chiamato, la pronuncia di condanna, anche se l’attore non ne aveva fatto specifica richiesta, senza per questo incorrere nel vizio di ultrapetizione». La sentenza impugnata va cassata.