28 Marzo 2014

Serve la “probatio diabolica” di proprietà contro chi dispone di fatto del bene senza titolo originario


14.03.28 Sezione Unite Serve la probatio diabolica di propretà contro chi dispone di fatto del bene senza titolo originario

È di rivendicazione e non di restituzione l’azione proposta nei confronti di chi dispone del bene, ad esempio un immobile, nell’assenza anche originaria di ogni titolo: non si può dunque escludere il rigoroso onere probatorio richiesto, laddove l’attore deve fornire la probatio diabolica di essere il vero proprietario del cespite. Ancora, la difesa di carattere petitorio opposta del convenuto non trasforma in reale la domanda proposta e mantenuta come personale: non si possono infatti ignorare i fondamentali principi di disponibilità e di corrispondenza fra il chiesto e il pronunciato. Lo stabiliscono le Sezioni unite civili della Cassazione con la sentenza 7305/14, pubblicata il 28 marzo, che risolve due contrasti di giurisprudenza.

Negozi preesistenti
È bocciato contro le conclusioni del sostituto procuratore generale il ricorso dell’originario attore che pure aveva avuto successo in primo grado: resta confermata la valutazione della Corte d’appello secondo cui egli non ha dato prova del diritto di proprietà vantato sul cespite conteso. Non giova invocare una diversa qualificazione della domanda proposta: l’azione personale di restituzione, per definizione, punta a ottenere l’adempimento dell’obbligazione di ritrasferire una cosa che è stata in precedenza volontariamente trasmessa dall’attore al convenuto, in base a negozi come la locazione, il comodato, il deposito e così via, i quali non presuppongono nel tradens la qualità di proprietario.

Erga omnes
Diversa è la situazione quando l’attore chiede la condanna al rilascio del bene senza ricollegare la sua pretesa al venir meno di un negozio giuridico: in questo caso non si tratta di azione di restituzione, che pure consente di evitare il rigoroso onere della prova: il fondamento di tale domanda non consiste in un rapporto obbligatorio personale inter partes, ma nel diritto di proprietà tutelato erga omnes, che può essere dimostrato soltanto con la probatio diabolica; l’attore, insomma, deve documentare l’acquisto del bene avvenuto a titolo originario da parte sua o di uno dei propri danti causa a titolo derivativo (acquisto che per lo più deriva dall’usucapione, maturata eventualmente mediante i meccanismi dell’accessione o dell’unione dei possessi). Diversamente il campo di applicazione dell’azione di rivendicazione finirebbe per svuotarsi se si potesse esercitare un’azione personale di restituzione nei confronti del detentore sine titulo.

Parti e richieste
Infine, resta da chiarire la mancata trasformazione in reale della domanda proposta e mantenuta come personale dopo la difesa di carattere petitorio opposta del convenuto. Il punto è che bisogna rispettare i principi che riservano alle parti la formulazione delle loro richieste, la deduzione delle relative ragioni, l’allegazione dei fatti sui quali esse si fondano, mentre vietano al giudice di pronunciare al di fuori o oltre i limiti delle domande come effettivamente proposte. Il destinatario di un’azione personale di restituzione, pertanto, può senz’altro contrastarla con eccezioni o domande riconvenzionali di carattere petitorio, senza tuttavia che ciò dia luogo a una mutatio o emendatio libelli, che non sono consentite neppure all’attore (se non nei ristretti limiti stabiliti dall’articolo 183 Cpc). La domanda di restituzione, in ipotesi, sarà allora respinta non perché la probatio diabolica non sia stata data dall’attore, ma ove sia stata fornita dal convenuto, il quale con le sue deduzioni se ne era accollato l’onere, proponendo, egli sì, in via riconvenzionale, un’eccezione o azione di carattere reale. Non resta che pagare le spese di giudizio.