17 Maggio 2014

Sì all’ascensore esterno anche se non contemplato nel progetto originario dell’edificio


allegato_16309-1400256134as

È legittima l’installazione dell’ascensore esterno anche se il progetto originario dell’edificio non la prevede. Ad affermarlo è la Cassazione con la sentenza n. 10852, pubblicata il 16 maggio dalla seconda sezione civile. Piazza Cavour boccia il ricorso di una donna contro la decisione della Corte d’appello che riconosceva la legittimità dell’installazione di un ascensore esterno all’immobile da parte di un condomino, proprietario di un appartamento nello stesso edificio. Il giudice di merito rilevava che l’ascensore era stato eseguito a spese esclusive del comproprietario, non richiedeva (articoli 1120, 1121 c.c.) l’autorizzazione del condominio, non pregiudicava la stabilità dell’edificio e, infine, non alterava negativamente il decoro architettonico dello stesso. Secondo la ricorrente, invece, l’istallazione e le relative opere non erano previste nei progetti originari dell’immobile e il condomino non aveva rispettato le distanze legali delle vedute dei balconi. Argomentazioni che non convincono la Corte suprema.

In tema di condominio, l’installazione di un ascensore, al fine dell’eliminazione delle barriere architettoniche, realizzata da un condomino su parte di un cortile e di un muro comuni, deve considerarsi indispensabile ai fini dell’accessibilità dell’edificio e della reale abitabilità dell’appartamento, e rientra, pertanto, nei poteri spettanti ai singoli condomini ai sensi dell’art. 1102 cod. civ., senza che, ove siano rispettati i limiti di uso delle cose comuni stabiliti da tale norma, rilevi, la disciplina dettata dall’articolo 907 c.c. sulla distanza delle costruzioni dalle vedute, neppure per effetto del richiamo ad essa operato nell’art. 3, comma secondo, della l. n.13/89, non trovando detta disposizione applicazione in ambito condominiale». La Corte territoriale ha applicato correttamente tale principio. Ecco perché il ricorso della donna viene respinto.