31 Luglio 2014

Sì alle modifiche alla recinzione condominiale anche per accedere all’area di titolarità esclusiva


14.07.31 Si alle modifiche alla recinzione condominiale anche per accedere all’area di titolarità esclusiva

Il singolo condomino ben può apportare modifiche alla recinzione condominiale se si rivelano utili al godimento del bene comune, senza che ci sia il consenso degli altri partecipanti alla comunione.

Lo sancisce la Cassazione con la sentenza 17495/14, pubblicata oggi dalla seconda sezione civile. Con la pronuncia, i giudici di piazza Cavour rigettano il ricorso di un condominio che si opponeva alla decisione della Corte d’appello dell’Aquila. Emerge dalla sentenza di merito che gli odierni controricorrenti si erano limitati ad aprire, «nella siepe posta sul fronte sud, un cancelletto largo un metro per poter accedere all’area di loro uso esclusivo», attraverso una piccola strada, lungo la quale i condomini avevano diritto di transitare. Il condominio depositava gli atti al Palazzaccio, deducendo che con l’eliminazione di una porzione di una siepe e l’installazione del cancello, i convenuti si erano illegittimamente appropriati di una parte del bene comune. La Cassazione ritiene infondato il ricorso.

La Suprema corte spiega che «il condomino, nel caso in cui il cortile comune sia munito di recinzione che lo separi dalla sua proprietà esclusiva, può apportare a tale recinzione, pur essa condominiale, senza bisogno del consenso degli altri partecipanti alla comunione, tutte le modifiche che gli consentono di trarre dal bene comune una particolare utilità aggiuntiva rispetto a quella goduta dagli altri condomini». Quindi, continua la Cassazione, si può procedere anche all’apertura di un varco di accesso dal cortile condominiale alla proprietà esclusiva del condomino, «purché tale varco non impedisca agli altri condomini di continuare a utilizzare il cortile come in precedenza che l’apertura di un varco nel muro comune che metta in comunicazione il terreno di proprietà esclusiva di un singolo condomino con quello comune non dà luogo a alla costituzione di una servitù (che richiederebbe il consenso di tutti i condomini) quando il terreno comune viene già usato come passaggio pedonale e carrabile, sempre che l’opera realizzata non pregiudichi l’eguale godimento della cosa comune a da parte degli altri condomini, vertendosi in un’ipotesi di uso della cosa comune a vantaggio della cosa propria che rientra nei poteri di godimento inerenti al dominio». Motivo per cui, Piazza Cavour rigetta il ricorso del condominio, condannandolo al pagamento delle spese di giudizio.