29 Luglio 2013

Solo chi confina con il sospetto abuso edilizio può impugnare il permesso di costruire sulle distanze


C’è una sola persona che può impugnare il permesso di costruire lamentando la violazione delle norme sulla distanza fra edifici: il confinante con la proprietà a rischio abuso edilizio. Per i titolari delle altre proprietà che insistono nell’area la legittimazione attiva risulta esclusa in base al principio della vicinitas. È quanto emerge dalla sentenza 3543/13, pubblicata dalla quarta sezione del Consiglio di Stato.

Collegamento stabile
La legittimazione a impugnare l’atto abilitativo della pubblica amministrazione in fatto di distanze fra edifici deve essere riconosciuta a chi offre la dimostrazione di uno stabile collegamento materiale con la zona coinvolta da un intervento edilizio in capo al proprietario confinante. Ecco spiegata, dunque, l’operatività del criterio di vicinitas, che risulta requisito necessario e sufficiente.

Ognun per sé
Non può invece ambire alla stessa tutela il proprietario confinante con l’edificio a sua volta confinante con quello oggetto di intervento edilizio: in tal caso, infatti, si determinerebbe una vera e propria sostituzione processuale, in violazione dell’articolo 181 Cpc, secondo il quale nessuno può far valere in giudizio in nome proprio un diritto altrui se non nei casi espressamente previsti dalla legge.

Elementi insufficienti
Nella specie il ricorso è respinto. Troppo generica la censura sulla presunta violazione delle distanze concernenti i ballatoi: non sono forniti elementi sulla consistenza dei ballatoi, mentre la documentazione attesta la presenza di terrazzi e balconi ai quali si applica la distanza minima di 1,5 metri. Non resta che pagare le spese al Comune e alla controinteressata.
13.07.29 Consiglio di Stato – Impugnazione permesso a costruire solo il confinante