31 Luglio 2014

Solo l’atto di costituzione può riservare al portiere l’immobile di proprietà di un terzo


14.07.31 Solo l’atto di costituzione può riservare al portiere l’immobile di proprietà di un terzo

Solo l’atto di costituzione del condominio può riservare al portiere l’immobile di proprietà di un terzo.

Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 17494 del 31 luglio 2014, ha accolto il ricorso della società titolare dell’appartamento.

La seconda sezione civile ha chiarito che nell’atto che riserva alla proprietà esclusiva di un condomino parti che dovrebbero considerarsi comune ai sensi dell’art. 1117 c.c. in tanto può riconoscersi anche la creazione di un vincolo di destinazione a carico di tali parti in quanto ciò risulti da una manifestazione espressa in tal senso, diversamente deve ritenersi che la riserva comporta la attribuzione della proprietà piena. L’atto in questione, poi, dev’essere quello con il quale si è costituito il condominio, cioè il primo atto di alienazione da parte dell’unico proprietario originario.

In questo caso l’indagine è del tutto mancata, facendosi nella sentenza impugnata un generico riferimento agli atti di compravendita (anteriori o successivi al regolamento) ed essendo presente solo l’affermazione (errata in punto di diritto) secondo la quale il comportamento delle parti successivo agli atti indicanti la riserva di proprietà in uno con l’accertata preesistenza del servizio di portierato al momento della formazione del regolamento e dei vari atti di compravendita, in difetto di alcuna manifestazione espressa dell’intenzione di abolirlo, risultano elementi interpretativi della volontà della società venditrice, che pur attribuendosi la proprietà di tali parti di fabbricato, di permettere implicitamente agli acquirenti dei vari appartamenti che dette parti “non comuni” non sarebbero state, comunque ,sottratte al previsto servizio condominiale.