20 Dicembre 2011

Supercondominio sulle parti comuni e amministrazioni separate nel resto: può deciderlo il giudice


Sì alla via giudiziaria per la “secessione” nel condominio: non serve
l’approvazione dell’assemblea a maggioranza qualificata laddove la separazione
sul piano gestionale, con un supercondominio per le parti comuni e due
amministrazioni distinte per le strutture indipendenti, può avvenire senza
alcuna opera che modifichi lo stato dei luoghi; esattamente come accade a
edifici distinti che sono legati soltanto dalle grondaie e dal sistema di
deflusso dell’acqua piovana e dunque l’intervento sulle facciate non richiede
opere che influiscono sulla sistemazione dei locali. È quanto emerge dalla
sentenza 27507/11, pubblicata il 19 dicembre 2011 dalla seconda sezione civile
della Cassazione.

Interventi rilevanti
Accolto, contro le
conclusioni del pm, il ricorso dei condomini “secessionisti”. In base agli
articoli 61 e 62 disposizioni attuative Cc l’autorità giudiziaria può sciogliere
il condominio soltanto quando il complesso immobiliare risulta divisibile senza
che si debba effettuare la ristrutturazione in parti distinte, ciascuna una
propria autonomia strutturale (tra gli originari partecipanti possono rimanere
in comune alcune delle cose indicate dall’articolo 1117 Cc). Se per realizzare
la secessione si rendono invece indispensabili interventi più invasivi, le opere
necessarie possono essere approvate soltanto dall’assemblea condominiale con un
numero di voti che rappresenti la maggioranza dei partecipanti al condominio e i
due terzi del valore dell’edificio. La sistemazione dei canali di scolo e delle
facciate, tuttavia, non rientra nelle opere che escludono l’intervento del
giudice pro-secessione: sarà dunque un’altra sezione della Corte d’appello a
provvedere.

11.12.19 Cassazione 27507 scioglimento super condominio allegato_5049-1324397572