30 Luglio 2014

Va risarcito il danno da stress e ansia al vicino per il cane che abbaia quando resta da solo in casa


14.07.30 Tribunale di Lucca Danno biologico per disturbo cane

I condomini devono essere risarciti per il disturbo provocato dall’incessante abbaiare del cane lasciato incustodito nell’appartamento del piano di sotto, anche se l’animale appartiene al figlio del proprietario di casa: risponde il comportamento negligente e imprudente del proprietario dell’unità immobiliare che lascia il cane da solo senza curarsi dei pregiudizi arrecati ai suoi vicini. Lo ha sancito il tribunale di Lucca che, con la sentenza 40/2014, ha accolto la domanda risarcitoria di una coppia di proprietari di un appartamento in un condominio.

Il caso
I proprietari di un’unità immobiliare facente parte del condominio hanno convenuto in giudizio di fronte al giudice di pace la proprietaria della casa sottostante la loro, facente parte dello stesso condominio per accertare la nocività e illiceità delle immissioni sonore provenienti dal suo appartamento condannandola a provvedere alla loro eliminazione: la donna ha un cane di grossa taglia tenuto costantemente chiuso all’interno del suo appartamento e che, lasciato solo e incustodito per gran parte del giorno e della notte, abbaiava, ululava e guaiva incessantemente sia nelle ore diurne che nel cuore della notte (disturbo protratto per un tempo di circa tre anni e mezzo). Per il giudice toscano, dalle risultanze delle perizie, ha osservato che l’abbaiare del cane non era occasionale e superava la normale soglia di tollerabilità delle immissioni rumorose. Ma non solo: nel regolamento del condominio era espressamente vietato ai condomini di tenere nei locali di loro proprietà animali che dessero molestia, aveva ordinato alla convenuta di adottare i necessari accorgimenti per prevenire le possibili cause di eccitazione del cane, soprattutto nelle ore notturne, in modo tale che la presenza dell’animale, con il suo abbaiare, non fosse lesiva dei diritti degli altri condomini.

Soglia di tollerabilità
I ricorrenti hanno denunciato i danni provocati da tale disturbo, tra cui stress con patologica attivazione del sistema nervoso autonomo e con conseguente comparsa di irritabilità, ansia, depressione del tono dell’umore, continua tensione muscolare, stanchezza fisica mista a suscettibilità e alienazione sociale, perdita di controllo, pensieri intrusivi, ridotta capacità di attenzione, oltre, naturalmente, perdita del sonno. E ancora. Per la Corte lucchese è irrilevante che la donna non sia la proprietaria e detentrice del cane ma il figlio: comunque, l’abbaiare continuo del cane anche in ora notturna in un appartamento e le conseguenti immissioni di rumore fastidiose sono eventi che si ascrivono a un comportamento negligente e imprudente del proprietario dell’unità immobiliare che lascia il cane da solo senza curarsi dei pregiudizi arrecati ai suoi vicini. «Solo quando i rumori superano la normale soglia di tollerabilità si può parlare di lesione psichica, incidente come tale sul danno psichico»: nel caso esaminato, l’esposizione all’evento stressante per cui è causa e la rielaborazione delle situazioni di vita conseguenti a tale fatto “ingiusto” hanno determinato lo sviluppo di un episodio di malattia con caratteristiche sintomatologiche a comune con quelle tipiche del disturbo dell’adattamento con ansia, a seguito del quale, tenuto conto della persistenza per un periodo di più di sei mesi dei sintomi di reazione all’evento stressante, si è prodotto un danno biologico di natura psichica. Pertanto, alla convenuta non resta che pagare 35 mila euro di risarcimento dei danni a carico della coppia