17 Maggio 2014

Valida la delibera sulla ripartizione delle spese per l’impianto idrico se i lavori sono finalizzati a migliorare il servizio


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È valida la delibera sulla ripartizione delle spese per l’impianto idrico se i lavori sono finalizzati solo a una modifica volta a un miglior uso del servizio. L’assemblea condominiale può decidere l’eventuale dismissione di alcuni beni comuni, e ciò anche se il servizio è disciplinato dal regolamento contrattuale. A dichiararlo è la Corte di Cassazione con la sentenza n. 10859, depositata oggi dalla seconda sezione civile. Gli Ermellini rigettano il ricorso di una donna contro la pronuncia della Corte d’appello di Roma che dichiarava legittima la delibera assembleare del condominio relativa alla ripartizione delle spese per i lavori di trasformazione dell’impianto idrico. La Corte territoriale escludeva la sussistenza di un’innovazione della cosa comune, considerato che, anche se con diverse modalità di erogazione e con la creazione di un impianto con altre caratteristiche tecniche, il servizio idrico era garantito. È  inutile in tentativo di ricorrere in Cassazione da parte della condomina: la Suprema corte ritiene la sua istanza infondata.

La mera sostituzione del precedente impianto idrico condominiale non costituisce un’innovazione, ai sensi dell’articolo 1120 c.c., ma solo una modifica «diretta a un miglior godimento di esso, incidente sulle modalità di svolgimento del servizio, ma non sul diritto dei singoli condomini di usufruire del servizio».

Il Collegio di legittimità chiarisce che «rientra nelle attribuzioni dell’assemblea di condominio l’intera gestione delle cose e dei servizi comuni, in modo dinamico, nel senso, cioè, di un loro adattamento nel tempo al fine di una più razionale ed efficiente utilizzazione dei servizi stessi, con eventuale dismissione di alcuni beni comuni, e ciò anche se il servizio sia disciplinato dal regolamento contrattuale». Va aggiunto che hanno natura tipicamente regolamentare «le norme riguardanti le modalità di uso della cosa comune e in genere le modalità di uso e funzionamento dei servizi condominiali, avendo natura contrattuale soltanto le disposizioni che incidono nella sfera dei diritti soggettivi e degli obblighi di ciascun condomini». Pertanto, il ricorso va rigettato.